LA NOSTRA STORIA


La nostra storia nasce il pomeriggio del 4 luglio 2020.

Mi trovavo a pranzo dai miei, e giocherellando con il telefono, ho deciso di contattare alcuni allevamenti di gatti Bengala,

L’idea di prendere un gatto balenava nella mia fantasia da almeno due anni. Quando vedevo online l’immagine di un gatto che mi piaceva la postavo nel gruppo della famiglia, già chiamandolo “Pedro”. Sì, avevo chiamato il gatto ancor prima di prenderlo. Inizialmente avevo la fissa per il Certosino, ma poi mi sono convertito ai Bengala. Per la bellezza, per la simpatia e la loro indole selvatica. Come farsi del male da soli!

Ma torniamo a casa dei miei. Dopo aver telefonato a un paio di allevamenti che non mi erano sembrati seri, ho trovato un sito internet ben fatto, un allevamento del Nord che annunciava la disponibilità di un cucciolo Bengala Brown maschio. Ho visto la foto e mi sono innamorato subito: “È lui. Eccolo. Pedro!” Ho detto dentro di me.

Ho telefonato, dall’altra parte, una signora molto gentile mi ha fornito tutte le informazioni di cui necessitavo. In serata mi ha inviato alcune foto del cucciolo.

L’affare è andato subito in porto.

Detto, fatto. Per due anni avevo covato l’idea di prendere un gatto e un giorno, resistendo persino nel periodo del lockdown del Covid, quando un po’ di compagnia non mi avrebbe fatto di certo male; e invece, così, d’improvviso, mi sono deciso. Ci sono dei momenti, per chi pensa tanto come me, che i pensieri a un certo punto formano una palla gigantesca e poi esplodono. A quel punto si smette di pensare e così, improvvisamente, si decide d’istinto. Il merito forse va ascritto anche a una medicina che assumevo da qualche settimana, ma ne parlerò più approfonditamente in un altro punto del sito…

Qui, quello che conta, è raccontare che il mio istinto andava in direzione del piccolo Pedro.

Ho prenotato il cucciolo e ho versato un acconto. Lo dovevo ritirare ad agosto, dopo i 3 mesi di svezzamento e socializzazione.

Tuttavia, a pochi giorni dalla consegna, l’allevatrice mi fa presente che si era liberata anche una femminuccia, perché l’acquirente aveva dato disdetta. Mi ha consigliato di prendere anche lei, ed era molto sincera nel dirmi che Pedro e la piccolina erano una cosa unica: giocavano e stavano sempre insieme. Tant’è che mi ha anche inviato un video dove i due saltellavano insieme. Non l’avesse mai fatto!

DITEMI VOI. COSA STATE PROVANDO NEL GUARDARE QUESTE DUE CREATURE DELLA NATURA?

Per me già prendere un gatto era una novità, una rottura incredibile, perché mai fino ad allora avevo “gestito” degli animali. Tutti gli animali avevano vissuto in famiglia ed era mia madre la persona incaricata ad occuparsi di loro. Gatti, cani, insomma, per me, erano stati sempre delle creature solo da coccolare, al limite da portare a passeggio (i cani), ma mai avevo avuto il compito di dar loro il cibo, di pulire la lettiera, o di lavare per terra se vomitavano il pelo.

Adesso, invece, vivendo single, non solo le gioie ma anche gli incombenti sarebbero toccati a me. Ordinare il cibo online, o acquistare prodotti per la pulizia. Ero io il “gestore” degli animali, un’assoluta novità. Una vera sfida.

Quanto tempo a guardare la foto di Pedro e di…. o cielo, come l’avrei chiamata? Non ero proprio preparato per prendere anche la femminuccia!

Guardate, che teneri. Come si fa a dire no a quegli occhi?

LA PICCOLINA È OVVIAMENTE QUELLA IN BASSO

Alla fine mi sono convinto. Prendo anche la femmina! Dovevo prenderli entrambi per due motivi: il primo è che io vivo la gran parte della giornata in ufficio, per cui un gatto solo avrebbe sofferto di solitudine, e forse poteva distruggermi casa ancor di più di quanto sarebbero riusciti a fare in coppia.. L’ho fatto per lui. Secondo perché il doppio gatto, seppur fonte di maggiori oneri, mi avrebbe anche deresponsabilizzato, nel senso che sarei stato più libero mentalmente, stando fuori di casa, perché potevo contare sul fatto che i mici si facevano compagnia. Inoltre, rientrando dal lavoro, spesso stanco, stressato e arrabbiato, avrei potuto distendermi sul divano senza necessariamente far giocare il gatto, che aveva il suoi simile per giocare. Ognuno badava all’altro per conto mio. Non che io non ami giocare con i miei gatti, ma capitemi, con la vita stancante che faccio, certe sere mi mancano proprio le energie per farlo.

“Li prendo entrambi!” Così sono esploso, un caldissimo giorno di fine luglio, tornato da un tentativo di andare al mare, mal riuscito per il troppo traffico che mi fece desistere.

I gatti andavano presi niente meno che in provincia di Verona. Ho deciso di andare con mia madre, perché anche lei è amante dei mici, soprattutto dei Bengala, e per condividere questa esperienza.

Ed eccoci in viaggio, per Bosco Chiesanuova!

Pedro stiamo arrivando!

Sulle note di Pedro Pedro Pedro Pedro Pé della grande Raffaella Carrà!

Ero totalmente inconsapevole di quello che mi aspettava! Due cuccioli di Bengala!

È stata una due giorni davvero gradevole, per il fatto di essere andato con mia madre. Era la prima volta, in 43 anni, che andavamo a fare un week-end insieme (week end intendo piccola vacanza, poiché non cadeva di sabato e di domenica). Inutile dirlo, ci siamo trovati benissimo, e poi l’attesa di Pedro e della sorellina ci rendeva frenetici. Non vedevamo l’ora della mattina dopo che saremmo andati all’allevamento per ritirarli. A proposito, per la femmina in nomi in lizza erano Mia, Maia e Nina. Alla fine ho scelto Nina (anche se come vedremo, la piccola cambierà nome dopo circa 1 mese).

Ed eccoci a Bosco Chiesanuova!

Passiamo la notte in un paesino vicino a Bosco Chiesanuova, con la voglia che il tempo passi il prima possibile per abbracciare i miei piccoli due felini.

L’indomani ci prepariamo e andiamo all’allevamento, dove le immagini colpiscono subito:

Ed ecco finalmente i miei piccolini! Sono due demoni impazziti che corrono ovunque.

Non riesco a essere lucido nella sottoscrizione del “contratto cessione cucciolo”; ascoltavo tutte le prescrizioni con un certo distacco emotivo, perché ero troppo concentrato su quei due scricchioli che volevo prendere in braccio, anche se sapevo che i gatti non amano essere presi e sollevati da terra.

Ma guardate cos’erano!

CHE PICCOLI! NINA E PEDRO!

Missione compiuta. Si ritorna a Roma.

Devo dire che il viaggio, piuttosto lungo, non è stato dei migliori perché dava un po’ ansia il fatto di avere due mici che miagolavano e soffrivano dentro il trasportino. Anzi, per la maggior parte del viaggio i due felini si sono comportati piuttosto bene, hanno sonnecchiato e comunque sono stati abbastanza silenziosi. Ma poi gli partivano quei 10 minuti che facevano un baccano di miao che alla guida davano un po’ di tensione.

MIAO MIAO MIAO MIAO …. BENVENUTI! DAI UN PO’ DI PAZIENZA
SENTITE LA VOCINA?

Io avevo preparato per loro una casa a prova di GATTO!

Qui inizia la parte drammatica!

Dopo una prima notte fantastica, in cui mi sono addormentato sul divano con i gatti sopra il poggiatesta, Pedro da una parte e Cymba dall’altra (momento sublime), la convivenza è diventata terribile. Pedro in particolare ha iniziato a sporcare casa con le proprie feci, che ho trovato anche sui muri, ed erano letteralmente incontenibili. Io stavo affrontando l’ultima settimana di lavoro, e qui si innescavano due problemi: la stanchezza accumulata in un anno e lo stress da chiusura del mio studio professionale. Fatto sta che non riuscivo a sopportare quei due demoni impazziti, e al tempo stesso fisicamente non stavo bene, avevo il volto smagrito ed ero senza forze. Ho più volte chiesto aiuto all’allevatrice, a volte lamentandomi anche della loro vivacità, ma continuavo a star peggio e dopo 4-5 giorni sono stato colto da un’emicrania fortissima, durante la quale i mici non si sono fermati, ma anzi hanno fatto ancora più confusione.

Non ce l’ho fatta. Mi sono detto che avevo sbagliato tutto, che non ero fatto per avere due gatti, né tanto meno due gatti di questa razza. Così ho scritto all’allevatrice, dicendole che avrei restituito i gatti. Lei mi è venuta incontro e per non salire fino all’allevamento, in provincia di Verona, mi ha girato il contatto di un collega a Bologna. Nottetempo mi sono organizzato per restituirgli i mici, di nuovo insieme a mia madre.

E qui scatta l’imponderabile.

Ben lungi dal provare liberazione, ho iniziato subito a provare una profonda tristezza. In particolare, la notte della vigilia della resituzione, quando vedevo le loro testoline agitarsi durante il pasto, ho sentito una stretta al cuore. È possibile che mi fossi affezionato a loro dopo soli 5 giorni?

Non lo so, ma la certezza è che il giorno del viaggio stavo malissimo e ho iniziato dal mattino presto a piangere come un bambino. Premetto che io non ho le lacrime facili, eppure quel giorno sembrava mi avesse colto una tragedia.

Il viaggio Roma-Bologna è stato un continuo domandarsi con mia madre se stessi facendo la cosa giusta, se esistesse una via alternativa al restituirli. Quando siamo arrivati a destinazione, l’allevatore si è sfregato le mani per quanto erano belli i mici, soprattutto con lei, dicendo che avrebbe provato a farla accoppiare perché era troppo bella. Io ho sentito gelosia. Ma perché dovevo essere geloso? È verosimile che sentissi “miei” quei due gattini che dopo soli 5 giorni avevo deciso di restituire? Vedere i mici miagolare, dopo questo nuovo viaggio d’avventura con il caldo di agosto, esasperò la mia tristezza.

Seguì un pranzo silenzioso, dopodiché io e mia madre tornammo a casa. Avevo ancora gli occhi umidi.

Quando rientrai a casa, rivedere le loro cose mi procurò l’ennesima pugnalata al cuore. Di tanto in tanto piangevo. Mi domandavo se a rattristarmi così fosse il senso di sconfitta, per essermi arreso prematuramente a una sfida, deludendo un sogno che avevo coltivato per almeno due mesi. Oppure se realmente mi ero affezionato a quei due cuccioli di bengala. Non ho mai trovato la risposta.

I giorni successivi sono stati caratterizzati dal dubbio e dai ripensamenti. Con mia madre ci siamo detti che non avrei dovuto rinunciare al mio sogno di avere un gatto, e così ho chiamato un allevamento di certosini. La titolare mi ha descritto la razza in tutt’altra maniera rispetto ai “miei” bengala: gatti docili, silenziosi, statici. Non amano saltare troppo. Un tiragraffi sì, ma il trespolo potrebbe risultare inutile. Lì mi sono detto: “ma è questo il gatto che voglio?” È incredibile, più passavano le ore e più mi rimpiangevo Pedro e Cymba, proprio loro.

Il travaglio è diventato tale che un giorno non ce l’ho fatta più. Ho scritto all’allevatrice che avrei voluto riprendermi il maschio, Pedro. Quando arrivai a casa al mare ne parlai a mia madre, e sulla spiaggia, lei mi disse di riprenderli entrambi, che la femmina l’avrebbe tenuta lei. Io, gonfio di entusiasmo, scrissi di nuovo all’allevatrice comunicando la decisione. Lei si rassicurò che questa volta fossi determinato, perché i mici avrebbero patito questo nuovo viaggio, e un altro ancora avrebbe potuto nuocere irreparabilmente alla loro salute. Io dissi che ero sicuro. Ci organizzammo con l’allevatore di Bologna e preparammo il nuovo viaggio, questa volta in treno!

ECCOCI A ROMA TERMINI PRONTI PER RIPRENDERCI I BENGALINI

Mia madre proprio in quei giorni non si sentì bene. Così ci accordammo che Cymba sarebbe rimasta temporaneamente con me. Mia madre intanto aveva già tutto l’occorrente per la micia, giochi, cibo, lettiera, ecc. Aveva anche aperto una pagina Instagram dedicata a lei. Beh, alla fine, Cymba non è più uscita da casa mia. Pedro e Cymba formano un binomio inscindibile. Mi era parso chiaro già dopo pochi giorni che separarli sarebbe stato un crimine per entrambi, perché erano troppo felici e giocherelloni insieme. Avrei condannato Pedro all’infelicità. Cymba no, perché sarebbe andata a casa dei miei che è sempre popolata e dove c’è anche Billo, il nostro amato Pinscher. Ma Pedro sarebbe rimasto sempre solo, vivendo con me, che per la gran parte della giornata sono fuori casa.

Ad oggi sono contento di avere fatto questa scelta. Io, Pedro e Cymba siamo una famiglia.